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Bruno Taborro, 18 maggio 1925 – 26 aprile 2014

Te lo dico come se fossi ancora qua, Bruno, che fino all’ultimo mi sono imposto di non scrivertele, queste righe. Perché non avrei voluto come nessuno avrebbe voluto. Perché in quella chiesetta a Stigliano, tra i tuoi monti, il discorso migliore tra tricolori stellati, medaglieri sbiaditi e gonfaloni listati a lutto l’ha fatto il cistercense: “Guardate che lui, ora, la pace ce l’ha già. Se siamo qui è per noi, non per Bruno”. Perché in quella domenica di pioggia battente parole ne ho ascoltate troppe, qualcuna sincera e commossa, qualcuna rispettosa e alta, ma perlopiù il carosello istituzionale m’ha lasciato addosso più freddo di quanto già non ce ne fosse sotto la pioggia gelida appenninica, ieri.

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Certificato di Patriota rilasciato a Bruno Taborro da Harold Alexander, comandante in capo delle armate alleate in Italia

Hai scelto un anniversario per andartene. Un 25 aprile. Un settantennio. Ci lasci in mano il regalo che avremmo voluto farti per la nostra Liberazione, ma non hai aspettato giugno. Ci tenevi tanto e la motivazione che ci spingeva, a questo punto, è messa alla prova. Onoreremo la tua memoria e ricorderemo il tuo impegno.

Ma intorno a noi le cose precipitano, le resistenze si moltiplicano, le ingiustizie ingigantiscono. Il 25 aprile, a Roma, allo spezzone di corteo con bandiere palestinesi, rappresentanza di un popolo decimato da decenni di criminale carneficina che resiste per difendere quel poco di terra che gli resta dall’occupazione sionista, l’ANPI non ha saputo garantire il diritto di manifestare. Stati Uniti e Unione Europea sostengono economicamente e militarmente l’attacco dei nazisti di Majdan alle regioni dell’Est Ucraina che resistono per respingere l’inferno che stiamo imponendo loro. L’Europa vive la sconfitta di essere nulla più di una moneta che riduce in miseria i suoi popoli costituenti e un’alleanza militare a guida esclusiva USA. L’Italia ha firmato la resa incondizionata alla Germania, che non ha dovuto armare nessuno dei suoi figli contro di noi, introducendo addirittura nella Costituzione – sì, la vostra Costituzione, quella nata dal vostro sangue – l’obbligo di pareggio del bilancio. L’Italia che compra aerei da guerra ma non sa garantire condizioni di vita dignitose ai cittadini né accoglienza umana a migranti in fuga da conflitti di cui direttamente o indirettamente non possiamo più non dirci complici. I compagni che resistono in val di Susa contro un’opera inutile e deleteria che comprometterà per sempre il loro territorio sono paragonati a terroristi, i quattro ragazzi no tav che danneggiarono un compressore – ripeto, danneggiarono un compressore – da cinque mesi sono in carcere in reparti di alta sicurezza e in regime di massima sorveglianza.

La democrazia occidentale per la quale hai combattuto, per la quale i tuoi compagni hanno dato la vita, per la quale hai investito settant’anni di militanza, oggi partorisce questi orrori nel silenzio delle masse.

Chi vive per grandi ideali vive grandi emozioni. Fino a ieri hai avuto il fegato di continuare ad amare l’Italia, hai combattuto a nemmeno vent’anni per consegnarcela libera e guarda, Bruno, morendo senza smettere, a novant’anni, di ripeterci “non dimenticate”, cosa ti abbiamo lasciato. Avreste meritato una rivoluzione, vi concessero una Costituzione che non hanno mai smesso di calpestare. Avreste meritato generazioni migliori, ma io non vedo futuro. Mi dispiace, Bruno, ma con te scompare l’ultimo combattente del Battaglione Mario e io mi vergognerò quando, raccontando la vostra storia a mio figlio, si guarderà intorno e mi domanderà “Come avete potuto, dopo di loro, permettere tutto questo?”.

Ecco, Bruno, perché avrei fatto meglio a non scrivere. Tutti ti hanno detto grazie. Ci mancherebbe altro. Ma io ti chiedo scusa. Avete dato la vita per un paese migliore e avete chiuso gli occhi su un paese allo stremo e tutto ciò che sappiamo dire è “non dimenticheremo”. Non meritavamo il vostro sacrificio.

Resisterò, oggi e domani come ieri, perché la vostra idea di libertà sia rispettata. Te lo dovrebbe ognuno di noi, ma in questa lotta, ormai, senza di te, siamo ancora più soli.
Addio Bruno. Ora e sempre, Resistenza.

Lorenzo ‘Asthorone’ Paciaroni
(pubblicato in lorenzopaciaroni.com, Ora e sempre, Bruno)

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