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I matti del Duce

Restituire a vicende tragiche del Ventennio dignità e giustizia. Questo il fine de I matti del Duce, studio storico di Matteo Petracci, dottore di ricerca in Storia, politica e istituzioni dell’area euro-mediterranea nell’età contemporanea presso l’Universita di Macerata, edito sul finire del 2014 da Donzelli editore e presentato – dopo Macerata, Perugia, Alessandria e altre città – anche a Matelica ed Esanatoglia il 10 Gennaio 2014.
«I regimi hanno sfruttato la medicina psichiatrica come forma di repressione politica – l’introduzione diManuela Fiorentino, Presidente della sezione ANPI intercomunale “24 Marzo” – e nel Fascismo si utilizzarono spesso le malattie mentali per internare chi la pensava diversamente, per curare non da una malattia ma dalle proprie convinzioni chi manifestava dissenso».

Matteo Petracci e Manuela Fiorentino

Matteo Petracci e Manuela Fiorentino

«Questo libro è un tentativo di contribuire alla scoperta di un settore ad oggi poco studiato – ha spiegato l’autore – in quanto di carcere e confino fascista si è parlato molto, grossa parte della classe politica repubblicana si formò lì, ma dei manicomi poco si è studiato o non lo si è fatto con un’ottica generale».
La medicalizzazione del dissenso e dell’anticonformismo il filo rosso che tiene unite le ricerche dello studioso marchigiano, che indagano documenti e referti medici, archivi dei menicomi di molte parti d’Italia, carte di polizia e giudiziarie, testimonianze e relazioni mediche e psichiatriche contenute nelle cartelle cliniche.

«Su 44.500 biografie prese in esame – illustra Petracci il suo lavoro – ho trovato 475 antifascisti italiani, tra i quali ho analizzato a fondo i 60 casi più interessanti incrociando i documenti. Ogni storia ha le sue peculiarità, ma la partecipazione dei soggetti alla prima guerra mondiale è l’uico elemento che accomuna tutti. Oltre al dolore, naturalmente. Il Fascismo utilizzò i manicomi in linea con la tradizione che fin da metà Ottocento li usava per controllare le classi sociali più povere, considerate pericolose perché afflitte da comportamenti considerati allora come devianti come ubriachezza, prostituzione, omosessualità. Tuttavia, gli antifascisti rinchiusi nei manicomi, anche da quanto emerge dai documenti della polizia, non erano certo pazzi. Semplicemente, come sottolinea anche Basaglia decenni dopo, è la maggioranza a decidere cosa è normale e cosa non lo è».

Il Fascismo utilizzò per i suoi internamenti la legge liberale del 1904, senza esigenza di modificarla in quanto già abbastanza flessibile per adattarla alle sue esigenze. Solo nel 1978,con la legge Basaglia, fu abrogata. Nel libro si riportano non solo documenti – indispensabili e prova di un serio lavoro scientifico, ma asettici – ma anche lettere, diari, memoriali, “carne e sangue”, per mostrare l’umanità di antifascisti torturati e portati alla pazzia, quando non uccisi nei manicomi.
«Oggi – conclude lo studioso – in era democratica, quando uno Stato prende in consegna un corpo ha il dovere di riconsegnarlo vivo; tuttavia abbiamo avuto episodi in cui questo non è successo, dal caso Cucchi ad Aldrovandi. Già Lombroso diceva che i martiri sono venerati, i matti fanno ridere, per questo con i manicomi si cercò di decretare la morte civile prima che fisica per chi lottava per la libertà o semplicemente esprimeva un’idea diversa dal “Dio, Patria e Famiglia” dominante. Questo libro ci ricorda che Mussolini non “mandava in vacanza” gli antifascisti e tenta di restituire a queste vicende dignità, a queste sofferenze giustizia».

Matteo Petracci, I matti del duce. Manicomi e repressione politica nell’Italia fascista. Donzelli editore. Saggi. Storia e scienze sociali, 2014, pp. XVIII-238, ISBN: 9788868431310, € 30,00 scheda sul sito dell’editore.
Matteo Petracci è dottore di ricerca in Storia, politica e istituzioni dell’area euro-mediterranea nell’età contemporanea presso l’Università di Macerata. Ha pubblicato Pochissimi inevitabili bastardi. L’opposizione dei maceratesi al fascismo (il lavoro editoriale, 2009).

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