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Marche, terra pubblica agli agricoltori

Dopo mesi di lavoro, la Regione Umbria ha approvato, sul finire di marzo 2014, la Legge Regionale sull’utilizzo a fini produttivi ed occupazionali delle terre pubbliche rappresenta un fatto epocale per la storia recente dell’Umbria. Con quest’atto viene istituito il Banco della Terra, per disciplinare l’utilizzo dei beni agro-forestali sottratti in questo modo tanto all’abbandono quanto agli appetiti degli speculatori; viene promosso il reinsediamento occupazionale dei soggetti espulsi dal ciclo produttivo, promuovendo al contempo la conversione sociale dei modelli agricoli vigenti; viene infine agevolata la produzione e la commercializzazione di piccoli quantitativi di prodotti agricoli, andando incontro alla diffusa domanda di semplificazione che viene da quanti della terra vivono.

Il Banco della Terra prodisporrà ogni anno un elenco dei terreni agricoli e a vocazione agricola, di quelli agro-forestali, delle aziende agricole e dei fabbricati rurali, di proprietà pubblica o privata, utili per operazioni di locazione o di concessione. I beni sono destinati prioritariamente, per una quota non inferiore al 50% a giovani che non hanno compiuto il 40esimo anno di età e per una quota non inferiore al 30 per cento prioritariamente alle cooperative agricole sociali; la Regione dovrà favorire la concessione di garanzie per agevolare l’accesso al credito dei soggetti assegnatari di beni e promuovere programmi di attività strumentali e di servizio per la creazione di imprese e cooperative, sostenendo anche le attività di impresa agricola e di formazione, nonché agevolare la trasformazione e la lavorazione di piccoli quantitativi di prodotti agricoli stagionali destinati alla vendita.

E nelle Marche? Secondo dati Istat, nelle Marche ci sono 14.496,38 ettari di superficie agricola utilizzata (Sau) di proprietà pubblica che, sulla base del valore medio della terra calcolato dall’Inea in 18.400 euro per ettaro, significa la disponibilità di un patrimonio di 266 milioni di euro a disposizione dello Stato che – chiarisce la Coldiretti regionale – non ha alcun interesse a fare l’agricoltore. Quale prospettiva per i terreni agricoli pubblici abbandonati all’incuria o alla speculazione? Qualcosa si muove anche nella Regione al plurale, ma non del tutto nella direzione dei cugini aldilà dell’Appennino: la Legge di stabilità 2014 prevede sì operazioni di dismissione dei terreni demaniali agricoli, ma sarà il Ministro delle Politiche Agricole, Alimentari e Forestali a individuare i terreni agricoli e a vocazione agricola, non utilizzabili per altre finalità, di proprietà dello Stato da locare o alienare.

Quindi le agevolazioni previste: i soggetti cui debbono andare prioritariamente i finanziamenti sono giovani agricoltori, che non hanno ancora compiuto i quaranta anni, in possesso della qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale o di coltivatore diretto iscritti nelle relative gestioni previdenziali; giovani che non hanno ancora compiuto i quaranta anni che intendono esercitare attività agricola a titolo principale a condizione che acquisiscano entro ventiquattro mesi dall’operazione di acquisto o ampliamento la qualifica di imprenditore agricolo a titolo principale o di coltivatore diretto e la iscrizione nelle relative gestioni previdenziali entro i successivi dodici mesi; giovani agricoltori, che non hanno ancora compiuto i quaranta anni, che siano subentrati per successione nella titolarità di aziende a seguito della liquidazione agli altri aventi diritto delle relative quote. Costituiscono motivo di preferenza: il raggiungimento o l’ampliamento di una unità minima produttiva definita, al fine di garantire l’efficienza aziendale; la presentazione di un piano di miglioramento aziendale; la presentazione di un progetto di produzione, commercializzazione e trasformazione. Benissimo. Ma la riserva ai “giovani” è limitata al solo 20% dei terreni demaniali agricoli.

Una primissima idea di privatizzazioni agricole su vasta scala era stata proposta per agevolare l’investimento da parte di imprenditori under-35 che volessero “tornare alla terra” a metà 2010 dall’allora ministro Luca Zaia già nel 2010, prima che diventasse governatore del Veneto. Da allora, con la Legge di Stabilità 2011, le Marche legiferarono sull’argomento, ma con il successivo Governo Monti e l’instabilità conseguente alle elezioni 2013 siamo arrivati al 2014, quando in alcune realtà italiane sta diventando realtà qualcuna delle linee volte a recuperare una porzione di territorio nazionale ridotto in stato di abbandono che nell’utlimo decennio è cresciuto di un’entità geografica pari all’estensione dell’intera Calabria.

Secondo l’ultimo Censimento Istat, la superficie agricola coltivata nelle Marche è di 473.000 ettari, mentre la superficie totale agricola ammonta a 632.000 ettari, il 68% della superficie complessiva della regione (936mila ettari), percentuale che fa delle Marche una delle regioni più rurali d’Italia. Ma mentre l’Umbria parla di locazione o di concessione, la Legge di stabilità marchigiana parla di proprietà dello Stato da locare o alienare. Il timore di svendite di terra o regali ai soliti noti se si abbasserà la guardia sulle procedure che verranno è forte.

La nuova politica agricola comune che porterà nelle Marche oltre 200 milioni di euro all’anno nei prossimi sette anni (2014-2020), un totale di circa 1,5 miliardi di euro. Sostiene il presidente di Coldiretti Ancona, Emanuele Befanucci che in questa politica “viene anche stabilita una black list di coloro che non possono beneficiare dei pagamenti diretti che comprende aeroporti, servizi ferroviari, acquedotti, servizi immobiliari, sportivi e ricreativi, campeggi, con discrezione per gli Stati membri di ampliare l’elenco”. Un miliardo e mezzo sono tanti soldi, per un agricoltore, ma pochi per una multinazionale o una grande impresa che avrebbe interesse a non dividere la cifra con nessuno. In una regione ormai ridotta alla fame in cui sono 94.350 i marchigiani costretti a chiedere aiuto per mangiare nel 2013 (il 6% della popolazione residente), con un aumento dell’11% sull’anno precedente e addirittura del 61% rispetto al 2010.

Le informazioni relative alla Legge della Regione Umbria Norme per favorire l’insediamento produttivo ed occupazionale in agricoltura, per promuovere l’agricoltura sostenibile. Disposizioni sulla lavorazione di piccoli quantitativi di prodotti agricoli sono tratte dal sito Sinistra Umbra. Per i dati marchigiani informazioni in questo documento dell’Unci Marche, in questo comunicato Coldiretti, in quest’altro e qui

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