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Matelica ruba le elemosine ai mendicanti

Ha dell’incredibile, soprattutto per la campagna elettorale in atto per il rinnovo dell’amministrazione, il nuovo regolamento che il consiglio comunale di Matelica ha approvato il 7 aprile 2014 per sequestrare le elemosine ai mendicanti. Non è uno scherzo, davvero le premesse indicano che nella cittadina dell’entroterra maceratese guidata dal centrodestra “nell’ultimo anno si è diffuso il comportamento di persone che posizionandosi fuori a negozi e centri commerciali avvicinano clienti che escono dagli stessi chiedendo loro l’elemosina, ovvero offrendosi di dare aiuto a portare e caricare la spesa o riposizionare il carrello contro una richiesta di denaro”.

Il documento parla anche di “segnalazioni da parte di cittadini circa l’insistenza ed il comportamento maleducato o minaccioso di siffatti soggetti dediti alle attività sopra descritte”, di “attività di mestiere girovago con risvolti che possono riguardare condotte penalmente rilevanti ancorché di evasione fiscale” che “incutono nei cittadini un senso di insicurezza dovuto ad atteggiamenti impropri o di possibili collegamenti degli stessi con piccoli reati in danno al patrimonio o alle persone”.

Aree interessate individuate dall’amministrazione di Paolo Sparvoli le chiese e le zone dove insistono attività commerciali. Che “preventivamente sono stati sentiti i parroci delle principali chiese della città in merito al presente provvedimento e che gli stessi non hanno espresso posizione contraria” è un altro punto interessante della fase istruttoria a questo nuovo regolamento. Provvedimento che prova a recuperare l’ordinanza anti-mendicanti già emanata nel 2010 dallo stesso sindaco Sparvoli, che allora stabiliva: “Nel Centro Abitato della città è vietato mendicare e chiedere l’elemosina su pubblica strada od in luogo aperto al pubblico in maniera insistente o molesta od in modo tale da abusare del sentimento di pietà delle persone; Nel Centro Abitato della città è vietato svolgere l’attività e/o mestiere girovago consistente principalmente nello stazionare fuori a negozi o centri commerciali offrendo servizi di aiuto a portare e caricare la spesa, riposizionare il carrello o similari prestazioni chiedendo in cambio denaro in maniera insistente”. Pena multe da 25 a 500 euro, alla quale la Corte costituzionale si oppose e costrinse l’amministrazione matelicese a ritirarla.

Ai mendicanti non verranno comminate multe, questa volta, per non incorrere di nuovo nell’alt della Consulta, ma sequestrate le elemosine. Le somme confiscate saranno destinate alla pubblica utilità, per interventi a favore della collettività. Non nasconde la soddisfazione il vicesindaco della giunta, Mauro Canil, anche assessore alla sicurezza. Le origini trevigiane di Mauro Canil sono ovviamente una coincidenza, ma è facile richiamare alla memoria gli sceriffi del nordest di qualche anno fa e i loro provvedimenti antidegrado talvolta estremi (la bibliografia per la voce Giancarlo Gentilini su wikipedia ne raccoglie i più significativi).

C’è chi in zona sta proponendo manifestazioni di protesta con richiesta collettiva di elemosina di fronte al comune, chi suggerisce di ricorrere al TAR e chi, semplicemente, si gode quest’ultimo autogol di un’amministrazione che si ripresenterà al voto di maggio con anche questo regolamento in curriculum. In una città dove, chi ci vive, in una gerarchia di priorità per la sua città, la repressione sull’accattonaggio la percepiscono come qualcosa di davvero lontano dalle esigenze sulle quali da qui a maggio si confronteranno i candidati sindaco.

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