viva la rivoluzione russa

Viva la Rivoluzione Sovietica

Una manifestazione nazionale per celebrare il 97° della Rivoluzione d’Ottobre, perché «la grande battaglia di Stalingrado è ancora nei nostri cuori, perché lì è stata vinta la guerra e sconfitto il Nazismo, da lì si è arrivati al 30 aprile del 1945 quando l’Armata Rossa conquistò il Reichstag issando bandiera rossa». Per questo, già nell’introduzione dell’incontro organizzato dal Partito Comunista a Roma, l’8 Novembre 2014 in via dei Frentani, è chiaro nelle intenzioni di chi parla dal palco che la figura di Giuseppe Stalin merita di essere riletta storicizzandone le azioni, sulla scorta della Rivoluzione Socialista d’Ottobre dalla quale tutto è nato.

Tra gli ospiti internazionali sul palco, Ester Cubero, del Partito Comunista dei Popoli di Spagna, per la quale oggi ricordiamo come «La Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre ha dimostrato che la classe operaia, organizzata attorno al Partito Comunista, al Partito di nuovo tipo leninista, è capace di prendere il potere, è capace di farsi padrona del proprio destino. Il trionfo della Grande Rivoluzione Socialista d’Ottobre ha eliminato la proprietà privata dei mezzi fondamentali della produzione, ha tagliato la base economica che sosteneva il regime capitalista, ha annullato quello che rimaneva del feudalesimo, distruggendo la Stato borghese e costruendo lo Stato socialista».
Per Costas Paraskevas, membro dell’Ufficio Politico del Partito Comunista di Grecia(KKE), «Il Partito Comunista è l’unica forza che può esprimere ed unire teoria rivoluzionaria e azione rivoluzionaria. Il partito bolscevico è arrivato alla vittoria perché ha affrontato insieme la lotta economica, ideologica e politica della classe operaia. L’ideologia socialista comunista, che mette in luce le leggi del movimento della società capitalista e le leggi universali della transizione dal capitalismo al socialismo, e la generalizzazione e la condivisione dell’esperienza della lotta di classe vengono realizzate dal Partito Comunista. E qui che sta la necessità del esistenza del Partito Comunista. Il Partito Comunista è l’avanguardia della classe operaia, il fattore insostituibile per preparare e guidare la lotta vittoriosa per il potere e per la costruzione del socialismo. Pertanto il compito immediato e principale è la ricostruzione del Movimento Comunista. La Rivoluzione d’Ottobre e il processo della costruzione del socialismo è un evento epocale, che ha segnato il cammino dell’umanità. Nessuna sconfitta, nessuna ritirata, né la controrivoluzione possono negare questa verità storica».
Nell’intervento di Alexander Cherepanov, Segretario del CC del Partito Comunista Operaio Russo, «La profondissima crisi economica mondiale del capitalismo, acutizzatasi a partire dal 2008, ha spinto l’imperialismo a cercare una via d’uscita lungo i binari dell’escalation dell’aggressione esterna e dell’uso della forza per risolvere le questioni dell’allargamento dei mercati e del rafforzamento della propria influenza nelle regioni strategicamente importanti. Oggi l’aggressività imperialista cresce sempre più in relazione con l’acutizzarsi delle contraddizioni interimperialistiche per il controllo delle risorse naturali, dell’energia e delle vie di comunicazione. L’imperialismo scatena guerre tra stati e passa ad applicare il metodo fascista del terrore contro i popoli dei propri e degli altri paesi. Il colpo di stato anticostituzionale, attuato in Ucraina nel febbraio di quest’anno con il sostegno del capitale americano ed europeo, la cosiddetta operazione antiterroristica, condotta dalle nuove forze al potere contro i lavoratori delle Repubbliche Popolari di Donetsk e di Lugansk nell’Ucraina Sud­Orientale, ripropongono in modo inequivocabile i tratti distintivi del fascismo. Il potere fascista in Ucraina ha scatenato un’operazione punitiva su larga scala per reprimere i lavoratori delle regioni ribelli che avevano apertamente proclamato la propria opposizione alla politica nazista della giunta di Kiev e la volontà di staccarsi dall’Ucraina fascista».

Nell’intervento conclusivo del Segretario generale del Partito Comunista Marco Rizzo vengono ricordate le parole di Lenin: «Non può esserci un movimento politico rivoluzionario senza un partito politico rivoluzionario». Questo partito, oggi è il Partito Comunista, l’unico che «non vuole prendere voti, vuole cambiare il mondo». Per Rizzo il sistema mediatico e l’opinione comune che è stata imposta dicono che il Comunismo è fallito ovunque. «Ma è questo il punto di dottrina che portiamo avanti – sottolinea il Segretario – combattendo l’opinione comune: non è fallito il Comunismo, ma la sua revisione, da Chrušcëv al traditore Gorbachov. Il Comunismo può avere sbagliato, ma non è sbagliato. Solo il Comunismo, oggi, ha un progetto per cambiare questa società, è l’alternativa matura, ha proposte che vanno dalla nazionalizzazione di industrie che ricevono aiuti statali per poi delocalizzare (la Fiat ha ricevuto dallo Stato, quindi da noi, tre volte il suo valore), alla creazione di una giovane task force per risanare la situazione di dissesto idrogeologico del Paese, all’uscita dalla NATO e dall’UE».
E in quanto a Stalin e alla storia, «chi aveva di fronte Stalin? – si chiede Rizzo – Nichi Vendola? Stalin combatteva contro Hitler, contro gli Stati Uniti e la loro bomba che hanno gettato ben due volte per dimostrare che poteveno continuare a distruggere, loro che sono gli unici nella storia ad aver davvero impiegato armi di distruzioni di massa. Dopo la Rivoluzione un Paese medievale come la Russia è arrivata in pochi anni ad essere la seconda potenza al mondo, grazie al Socialismo». La parola Rivoluzione ormai la usano tutti. «Da Renzi ad Alfano – specifica Marco Rizzo – ma siamo noi gli unici che nella storia l’hanno fatta, noi gli unici che hanno progettualità, intenzioni chiare, e soprattutto dei valori: nel nostro statuto un parlamentare deve avere lo stipendio di un operaio. Senza la Rivoluzione Sovietica non avremmo avuto i diritti sociali che oggi è nostro dovere difendere, ma a noi le elezioni non servono, al momento, per prendere voti, bensì per far conoscere la nostra idea e i nostri progetti. Se poi verremo eletti, siederemo in Parlamento con i nostri valori e la nostra bandiera, non ci interessa l’unità che non sia ideologica, che non sia politica. Che non porti con sé la storia e il futuro che la Rivoluzione Sovietica ci ha consegnato».

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